martedì 7 ottobre 2014

GIOCHI FONOLOGICI PER BAMBINI



 “Stella stellina… la prima si avvicina” 

Proposta di un laboratorio per un training fonologico per gli alunni dell’ultimo anno della scuola d’infanzia e alunni di classe prima 

PREMESSA 

Il progetto qui presentato, pensato anche come lavoro di continuità tra gli ordini di scuola infanzia e primaria, nasce dall’esigenza di supportare e rafforzare l’ambito fonologico e meta-fonologico, prerequisito indispensabile per l’acquisizione della letto-scrittura, nei bambini di 5/6 anni in uscita dalla scuola d’infanzia. 
Così come ci insegnano le Neuroscienze, il bambino apprende il linguaggio soprattutto per via uditiva ed impara a decodificare e a riprodurre le caratteristiche della lingua di appartenenza cui è esposto, maturando gradualmente le sue competenze fonetiche e fonologiche. Molti studi hanno evidenziato una correlazione tra sensibilità e competenza meta-fonologica in epoca prescolare e successo nelle prime fasi dell’alfabetizzazione, da cui risulta utile che un training fonologico preceda tali fasi; infatti, la fase significativa dello sviluppo della conoscenza metalinguistica avviene proprio nel passaggio dalla scuola d’infanzia alla scuola primaria. 
Esistono due tipi di CONOSCENZA FONOLOGICA: 
- conoscenza delle sequenze fonologiche ritmiche e melodiche che si acquisisce spontaneamente, presente anche nei soggetti non alfabetizzati; 
- conoscenza segmentale, cioè delle unità fonologiche (foni, fonemi, sillabe) che richiede consapevolezza che la parola può essere segmentata in unità fonemiche e quindi richiede capacità metacognitive. (Umberta Bortolini) 
Quando la competenza fonologica è acquisita, il passaggio dalla componente fonologica (fonemi) alla componente fonografica della scrittura (grafemi) è molto semplice, al punto che i bambini in età prescolare sono già esperti nel riconoscere e riprodurre correttamente le lettere scritte quando ancora non sono capaci di riconoscere suoni che compongono le parole. 
In conclusione di questa premessa, tra le conoscenze metalinguistiche, quella fonologica è considerata la più pertinente per l’apprendimento della letto-scrittura a partire proprio dalla considerazione che i linguaggi su base alfabetica richiedono un’elaborazione dei suoni del linguaggio orale in modo da permettere un confronto con il codice scritto. 

FINALITA’ 

Le attività hanno lo scopo di richiamare l’attenzione dei bambini sugli aspetti fonologici della lingua e di “allenare” le abilità meta-fonologiche attraverso un approccio multisensoriale, con particolare attenzione all’aspetto ludico: è noto, infatti, che ogni attività svolta, in particolare dai bambini, racchiude la continua interazione delle funzioni sensorie che partecipano alla realizzazione degli apprendimenti. 

OBIETTIVI GENERALI 

Stimolare la percezione e la discriminazione uditiva; 
Affinare la consapevolezza dei suoni che si possono produrre attraverso la voce; 
Aumentare l’interesse per i suoni della lingua; 
Acquisire la consapevolezza che le frasi si dividono in parole; 
Scandire sillabicamente le parole; 
Confrontare la lunghezza delle parole; 
Riconoscere la sillaba iniziale delle parole; 
Riconoscere e riprodurre rime; 
Identificare e pronunciare il suono iniziale di una parola; 
Riconoscere i fonemi del proprio nome; 
Riconoscere un maggior numero di fonemi; 
Saper contare il numero di sillabe e fonemi in una parola semplice; 
Operare la fusione di due fonemi per formare una sillaba. 

DESTINATARI 

Alunni dell’ultimo anno della scuola d’infanzia e alunni delle classi prime della scuola primaria. 

METODOLOGIA 

Lavoro in piccoli gruppi (5/6 bambini) 

MATERIALI E STRUMENTI 

Materiali di facile consumo; 
Materiali di recupero; 
Materiale fotografico e audiovisivo; 
Materiale didattico strutturato; 
Pc portatile. 

TEMPI 

Per gli alunni dell’ultimo anno della scuola d’infanzia è opportuno proporre una sola attività per lezione con una durata di 30/40 minuti. Per gli alunni delle classi prime della scuola primaria, invece, è possibile proporre due attività per lezione con una durata di 30/40 minuti. Ovviamente, a seconda delle necessità e dei bisogni, alcune attività dovranno essere ripetute per più lezioni. 

IL GIOCO DEL CANGURO 



Obiettivo: 
Imparare a distinguere all’interno del flusso sonoro della frase le singole parole. 
Come si svolge: 
L’insegnante spiega ai bambini che ognuno di loro sarà un canguro che dovrà fare tanti salti quante sono le parole della frase che a ciascuno di loro viene proposta. 
Esempi di frasi: 
Oggi piove; 
La mamma cucina; 
Alessio ama i cavalli; 
Il cane mangia la pappa nella ciotola; 
Il topo è furbo perché ruba il formaggio nella cucina. 

Successivamente i bambini sono invitati a riflettere sulla lunghezza delle frasi (la più corta/la più lunga), prima uditivamente e poi visivamente mentre l’insegnante le scrive alla lavagna e le suddivide. 
Suggerimenti: 
E’ importante che i bambini scandiscano prima a voce le singole parole della frase e poi per ogni salto ripetano la parola. 

IL GIOCO DEL VIGILE URBANO



Obiettivo: 
Imparare a distinguere le parole dalle non parole. 
Materiali: 
Cartoncino rosso e verde; 
Cannucce; 
Scotch. 

Come si svolge: 
L’insegnante preparerà precedentemente “le palette dei vigili” con una faccia verde e una rossa. 
L’insegnante propone verbalmente delle parole a bassa, media, alta frequenza e delle non parole. I bambini sono invitati a prestare molta attenzione e ad alzare la paletta dalla parte verde se sentono una parola conosciuta, dalla parte rossa se sconosciuta. 
Esempi di parole: 
BASSA FREQUENZA miope – piombo – solvente - anfibi 
MEDIA FREQUENZA stalla – comò – uncino - freno 
ALTA FREQUENZA bagno – cane – cucina - cuore 
NON PAROLE pucino – baffe – gistallo - curollo 

IL GIOCO DEL MINESTRONE 



Obiettivo: 
Riconoscere le parole operando la fusione sillabica. 
Materiali: 
Immagini di animali o oggetti conosciuti dai bambini. 

Come si svolge: 
Presentare al bambino tre immagini di animali o oggetti a lui conosciuti. Lo scopo del gioco è quello di riuscire ad individuare l’immagine giusta, riconoscendo la parola sillabata dall’insegnante. 
Suggerimenti: 
Il livello del gioco può essere reso più difficile, non sottoponendo agli alunni il supporto visivo. 

IL SACCHETTO DEL MAGO 



Obiettivo: 
Riconoscere la sillaba iniziale delle parole. 
Materiali: 
Un sacchetto; 
Immagini di animali o oggetti conosciuti dai bambini; 
Carte con la sillaba iniziale delle immagini presentate. 

Come si svolge: 
L’insegnante dispone per terra le immagini di animali o oggetti conosciuti dai bambini. Le carte con le sillabe vengono racchiuse nel sacchetto, dal quale, a turno, ogni bambino pescherà. Il bambino viene invitato a leggere la sillaba pescata e a trovare l’immagine della parola che inizia con tale sillaba. 

IL GIOCO DEL BASTIMENTO 

Obiettivo: 
Imparare a riconoscere la sillaba iniziale uguale delle parole. 
Come si svolge: 
L’insegnante spiega che il bastimento è una nave molto grande che trasporta diverse merci. Invita, quindi, i bambini ad ascoltare attentamente quanto dice: “E’ arrivato un bastimento carico di…me..” I bambini, allora, dovranno trovare le parole che iniziano con tale sillaba. 
Suggerimenti: 
Il gioco può essere variato chiedendo ai bambini di trovare le parole secondo una determinata categoria semantica, ad esempio “il cibo”: “Trova i nomi degli alimenti che iniziano con me…”. 

IL GIOCO DEI GEMELLI 

Obiettivo: 
Imparare a riconoscere la sillaba iniziale uguale delle parole. 
Materiali: 
Immagini di animali o oggetti conosciuti dai bambini. 

Come si svolge: 
L’insegnante propone ad ogni bambino tre immagini, di cui due iniziano con la stessa sillaba. Il bambino dovrà riconoscere le parole che iniziano alla stesso modo e se possibile discriminare il solo suono della sillaba. 

TROVA L’INTRUSO 

Obiettivo: 
Imparare a discriminare la sillaba iniziale delle parole. 
Materiali: 
Immagini di animali o oggetti conosciuti dai bambini. 

Come si svolge: 
L’insegnante consegna un’immagine ad ogni bambino, tranne ad uno che dovrà fare l’investigatore. A turno ogni bambino farà l’investigatore che scopre il personaggio intruso: infatti, tra i bambini ci sarà solo uno che avrà l’immagine che inizia con la sillaba (o il fonema) diverso. 

IL TRENINO 



Obiettivo: 
Imparare a riconoscere la sillaba iniziale uguale 
Come si svolge: 
I bambini vengono disposti in cerchio. Inizia un bambino che si muove all’interno del cerchio e si ferma davanti ad un altro compagno al quale dirà una parola, ad esempio CANE, l’altro bambino dovrà trovare una parola che inizi con CA. Se la trova si metterà a capo del trenino e muovendosi all’interno del cerchio sceglierà un altro compagno di fronte al quale fermarsi e proporre una nuova parola, e così via fino a che il trenino sia formato da tutti i bambini. 

IL GIOCO DELLA LEPRE 



Obiettivo: 
Imparare a distinguere all’interno della parola le sillabe. 
Come si svolge: 
L’insegnante spiega ai bambini che ognuno di loro sarà una lepre che dovrà fare tanti salti quante sono le sillabe all’interno della parola che a ciascuno di loro viene proposta. 
Esempi di parole: 
Re; Gru; 
Rosa; Cane; 
Fantasma; Gelato; 
Tavolino; Coccinella; 
Ippopotamo; Carabiniere. 

Successivamente i bambini sono invitati a riflettere sulla lunghezza delle parole (la più corta/la più lunga), prima uditivamente e poi visivamente mentre l’insegnante le scrive alla lavagna e le suddivide. 
Suggerimenti: 
E’ importante che i bambini scandiscano prima a voce le singole sillabe della parola e poi per ogni salto ripetano la sillaba. 

LA CASA DELLE SILLABE 

Obiettivo: 
Imparare a riconoscere la lunghezza delle parole (lunghe/corte). 
Materiali: 
Immagini di animali o oggetti conosciuti dai bambini; 
Cartoncini di diverse lunghezze, suddivisi in riquadri che saranno lo spazio di ogni sillaba (vedi foto). 

Come si svolge: 
L’insegnante fa sedere i bambini in cerchio e in mezzo predispone le immagini capovolte, e i cartoncini secondo la lunghezza: dal più piccolo al più grande. A turno, ogni bambino pesca un’immagine di cui pronuncia il nome. Fa la divisione in sillabe di cui tiene il conto con le mani. A questo punto associa il cartoncino che contiene lo stesso numero di riquadri, ponendolo sotto all’immagine. 
Suggerimenti: 
Al termine del gioco, i bambini sono invitati ad osservare e ad individuare dalla lunghezza dei cartoncini la parola più corta e quella più lunga. 

FILASTROCCA DEI COLORI 

Obiettivo: 
Imparare a riconoscere rime 
Materiali: 
Pc con cd di filastrocche musicali. 
Come si svolge: 
L’insegnante spiega cos’è una rima, poi invita i bambini a proporre delle parole a cui troverà altrettante parole in rima: in questo modo i bambini vengono sollecitati a riflettere. A questo punto l’insegnante chiederà: “Cosa fa rima con…?” e darà due alternative. Viene fatta ascoltare una filastrocca cantata. L’insegnante ne rilegge il testo e invita i bambini a riconoscere tutte le parole in rima. 
Suggerimenti: 
La lettura della canzone può essere ripetuta più volte enfatizzando la pronuncia delle parole che fanno rima. 

IL GIOCO DEL CASTELLO



Obiettivo: 
Imparare a riconoscere la sillaba finale delle parole. 
Materiali: 
sedie e banchi che fungeranno da mura della torre. 

Come si svolge: 
A turno, ogni bambino viene chiuso nella torre. Per uscire dovrà trovare la sillaba finale della parola che gli verrà proposta. 
Suggerimenti: 
Per fare in modo che i bambini riescano ad individuare l’ultima sillaba delle parole, svelare il “trucchetto” della divisione in sillabe con il movimento delle braccia: far stendere in avanti le braccia al bambino. Il bambino alzerà le braccia per ogni sillaba della parola che gli viene proposta, finché si troverà a pronunciare l’ultima sillaba con le braccia in alto. A questo punto, l’insegnante gli chiederà di ripetere la sillaba che ha pronunciato quando aveva le braccia in alto. 

DOMINO DELLE PAROLE

Obiettivo: 
Imparare a riconoscere la sillaba finale delle parole. 
Materiali: 
Immagini di animali o oggetti conosciuti dai bambini. 

Come si svolge: 
L’insegnante fa sedere i bambini in cerchio e in mezzo predispone le immagini capovolte. A turno, ogni bambino viene invitato a prendere un’immagine e a riconoscere la sillaba finale e a trovare una parola che inizi con quella sillaba. Ad esempio, un bambino pesca l’immagine del SOLE, individua la sillaba finale LE e trova una parola che inizi con LE (letto, leone…). 
Suggerimenti: 
Per gli alunni della scuola primaria, il gioco può essere variato scrivendo su un cartellone una parola a cui a turno ogni bambino scriverà sotto l’ultima sillaba una parola che inizi con quella stessa sillaba: ed esempio, CANE 
NEVE 
VENTO 
TOPO 
e così a seguire. 

IL GIOCO DELLA RANA 



Obiettivo: 
Imparare a distinguere all’interno della parola i singoli fonemi. 
Materiali: 
Nastro adesivo colorato. 

Come si svolge: 
L’insegnante spiega ai bambini che ognuno di loro sarà una rana che dovrà attraversare il fiume, di cui traccia per terra con il nastro adesivo colorato le sponde. 
L’attività consiste nel fare tanti salti quanti sono i fonemi della parola che a ciascuno di loro viene proposta. 
Esempi di parole: 
Re; Io; 
Pane; Sole; 
Befana; Farfalla; 
Fantastico; Dentifricio. 

Successivamente i bambini sono invitati a riflettere sulla lunghezza delle parole (la più corta/la più lunga), prima uditivamente e poi visivamente mentre l’insegnante le scrive alla lavagna e le suddivide. 
Suggerimenti: 
E’ importante che i bambini scandiscano prima a voce i singoli fonemi della parola e poi per ogni salto ripetano il fonema. Il gioco può essere anche “capovolto” chiedendo ai bambini di proporre parole corte o lunghe. 

IL GIOCO DEI GEMELLI 

Obiettivo: 
Imparare a riconoscere il fonema iniziale uguale delle parole. 
Materiali: 
Immagini di animali o oggetti conosciuti dai bambini. 

Come si svolge: 
L’insegnante propone ad ogni bambino tre immagini, di cui due iniziano con lo stesso fonema. Il bambino dovrà riconoscere le parole che iniziano con lo stesso suono. 

IL SACCHETTO DEL MAGO 

Obiettivo: 
Imparare a discriminare i vari fonemi all’inizio, alla fine e all’interno della parola. 
Materiali: 
Un sacchetto pieno di oggetti vari. 

Come si svolge: 
L’insegnante chiede ai bambini a turno di pescare dal sacchetto senza guardare l’oggetto che inizia con il suono…; l’oggetto che finisce con il suono…; l’oggetto che contiene il suono… 
Suggerimenti: 
Il gioco può essere “capovolto” facendo interpretare a turno ai bambini il ruolo svolto dall’insegnante nei confronti degli altri alunni. 

Tratto da una proposta laboratoriale dell'insegnante V.Piazza

mercoledì 3 settembre 2014

L'Infanzia oggi


L’infanzia oggi


Sicuramente il mio interesse per la situazione odierna dell'infanzia nasce dal mio lavoro, sono insegnante in una scuola dell’infanzia da circa dieci anni, e questo argomento fa parte del mio quotidiano, ormai da tempo.
“….E’ nell’esperienza dell’infanzia che nasce la conoscenza senza dualità, la filosofia spinta al di là delle parole….Anche se in tutti è sepolto il gran tesoro dell’infanzia, esso si trova a irraggiungibili profondità….”E.Zolla, Lo stupore infantile.
Questa citazione ci permette di soffermarci a riflettere, sul nostro bambino interiore, che troppo spesso dimentichiamo d’avere, e che il più delle volte invece, sarebbe d’aiuto nella risoluzione dei nostri conflitti, permettendoci di guardare la realtà circostante con stupore, immaginazione e creatività.
“L’infanzia è il luogo dell’immaginazione, l’immaginazione è la dimensione prima della psiche: è l’infanzia della psiche…”
Purtroppo oggi, la società impone al bambino di entrare in contatto con la realtà, tramite la mediazione dell’adulto, privandolo dell’esperienza diretta, importantissimo strumento di conoscenza per il bambino.
I bisogni, le necessità del bambino sono mediate dall’adulto e quindi finiscono per essere quelle dell’adulto stesso.
Un adulto che fa il bilancio della propria vita passata e investe sul futuro, sull’infanzia, facendo diventare proprio figlio ciò che lui non è riuscito ad essere.
Gli adulti non si rendono conto delle potenzialità dei bambini, della spontaneità con la quale interagiscono con oggetti, persone, luoghi, questa spontaneità oggi è quasi totalmente limitata, il bambino è costretto in giochi quasi sempre strutturati, che non implicano la presenza dell’adulto.
La frenesia della vita odierna che vede le figure genitoriali sempre impegnate nel lavoro, comporta numerosi momenti di solitudine per il bambino, che trascorre giocando da solo, davanti alla televisione, davanti ai videogiochi.
Come è espresso nel testo di Spano, il “Paese  dei Balocchi”, si trasforma nel luogo meraviglioso e artificiale dove i bambini consumano la loro solitudine.
I bambini di oggi sono circondati da stimoli diversi rispetto a un tempo. Sono abituati a muoversi in auto fin da piccolissimi, a viaggiare, hanno accesso a computer, internet, tv.
A un primo sguardo, possono apparire più competenti che in passato
Ma è bene non confondere informazione con comprensione, intelligenza con maturità.
Anche nell’era delle tecnologie multimediali, per crescere sereni e fiduciosi, i bisogni dei bambini continuano ad essere gli stessi.
Il bisogno dei bambini di essere amati è sicuramente il più importante, il bambino ha bisogno di essere  sicuro dell’ affetto e dell’ amore dei propri genitori, questo  fa sentire i bambini “invincibili”.
 Alla base del senso di sicurezza dei piccoli c’è la consapevolezza di poter contare su qualcuno che li accetta incondizionatamente.
 Un altro bisogno dei bambini da tenere in considerazione è il tempo che gli adulti gli dedicano.
Il dialogo, il contatto fisico, le attività condivise sono condizioni essenziali nella crescita di un bambino, nello sviluppo della propria personalità, ma anche la sola presenza dei genitori è fondamentale. Se è vero che la qualità del tempo trascorso insieme è più importante della quantità, non bisogna nemmeno scendere oltre un certo limite.
E’ proprio in questo tempo che  i bambini trascorrono  da soli, che si identificano in personaggi della televisione, dei cartoni animati, dello sport, visti come immagini di forza, sicurezza, successo.
E’ così che viene meno il contatto col reale, con l’altro che ci è accanto, diverso e allo stesso tempo simile a noi, con il quale dovremmo interagire per scoprirlo e scoprirci.
Alla base del bisogno dei bambini di stabilità c’è la consapevolezza di poter contare su un solido legame affettivo.
Per crescere, i bambini non hanno solo bisogno di stimoli e novità, ma anche di continuità e coerenza, la ritualità dei gesti, giorno dopo giorno, li aiuta a prevedere cosa gli accadrà, infondendo loro un senso di sicurezza.
Tra i bisogni dei bambini c’è anche la necessità delle regole, potersi muovere entro limiti prestabiliti genera un senso di protezione.
E’ importante  riconoscere i sentimenti del bambino come autentici e non deriderlo se viene assalito da paure irrazionali.
Le emozioni dei piccoli, collera, rabbia, gelosia, possono essere intensissime, insegnare ad accettarle e a dominarle significa gettare le basi per la futura autonomia e  autostima, per soddisfare questo bisogno dei bambini, l’educazione alle emozioni può iniziare prestissimo: fin da piccoli.
Conoscere i ritmi della crescita è fondamentale per rispettare i bisogni dei bambini, perché i piccoli crescano equilibrati, infatti, è importante che vengano rispettati i loro tempi di sviluppo.
Meglio non metterli in situazioni che non sono ancora in grado di gestire, né sottovalutare le loro capacità, anche se nella situazione odierna  troppe volte l’adulto si sostituisce al bambino, impedendogli di fare esperienze dirette, e trasmettendogli conoscenze già confezionate.
Tra i bisogni dei bambini, il gioco è fondamentale, di movimento, di finzione, strutturato o libero, il gioco è il modo più semplice e congeniale con cui il bambino si accosta al mondo.
È la sua attività più importante perché gli consente di sperimentare, sbagliare e correggersi in un clima giocoso, assumere ruoli diversi, insomma, di prepararsi al futuro, ha, inoltre, un effetto terapeutico: oltre a divertire il piccolo lo aiuta a liberarsi da ansie e preoccupazioni.
L’attività ludica-ricreativa svolge un ruolo molto importante nello sviluppo del bambino, nel 1900 Carl Cross sostenne che l’attività ludica è una sorta di esercizio utilizzato per sviluppare delle attività motorie e mentali dell’individuo.
Una sorta di pre-esercizio per fare in modo che determinate strutture innate siano trasformate in strutture più complesse e soprattutto più adatte a quelle che sono le modificazioni ambientali.
Attraverso il gioco, il bambino incomincia a comprendere il funzionamento degli oggetti, si parla di gioco funzionale, anche se non si tratta di una vera e propria attività ludica ma di un esercizio, di un’ attività imitativa rispetto a situazioni reali.
Si comincia a parlare di vera e propria attività ludica nel momento in cui il gioco funzionale comincia ad acquisire i primi caratteri rappresentativi, cioè il bambino utilizza funzionalmente gli oggetti, in questo caso si parla di Gioco rappresentativo.
L'esperienza del gioco insegna al bambino ad essere perseverante e ad avere fiducia nelle proprie capacità; è un processo attraverso il quale diventa consapevole del proprio mondo interiore e di quello esteriore, incominciando ad accettare le legittime esigenze di queste sue due realtà.
Le attività ludiche crescono e si modificano di pari passo con lo sviluppo intellettivo e psicologico del bambino, anche se rimangono una tappa fondamentale nella vita di ogni uomo qualunque sia la sua età.
Attraverso il gioco come ci ricorda Schiller, “ l’uomo è pienamente tale solo quando gioca”, in quanto attraverso il gioco ognuno mantiene libera la propria mente da qualsiasi pensiero, è ha modo di poter scaricare la sua emotività e la sua istintualità.
Il gioco diventa significativo per lo sviluppo intellettivo del bambino, in quanto quando gioca, riesce a sorprende se stesso e attraverso la sorpresa acquisisce nuove modalità che gli consentono di relazionarsi con il mondo esterno.
Nel gioco il bambino sviluppa le proprie potenzialità intellettive, affettive e relazionali, diventa strumento per il bambino poiché lo aiuta a sviluppare la creatività, lo aiuta a sperimentare le capacità cognitive, ha modo di poter entrare in relazione con i suoi pari, dà vita allo sviluppo della sua personalità.
Essendo un insegnante non posso che riservare uno spazio importante alla scuola, nell’analisi dell’infanzia oggi.
Sebbene non ancora riconosciuta come istituzione a frequenza obbligatoria, ritengo che l’ambiente scolastico, soprattutto quello della scuola dell’infanzia, per i bambini dai due anni e mezzo ai sei, sia un’esperienza fondamentale.
L’ambiente scolastico, con le sue finalità: identità, autonomia e competenze, rappresenta il primo contesto nel quale il bambino esce dal proprio egocentrismo, scopre la presenza dell’altro, diverso da sé, conosce e impara a rispettare le regole del vivere insieme, sviluppa le proprie potenzialità e riconosce e impara a gestire i propri limiti.
Dalle indicazioni per Il Curricolo del 2013:
I bambini sono il nostro futuro e la ragione più profonda per conservare e migliorare la vita comune sul nostro pianeta.
Sono espressione di un mondo complesso e inesauribile, di energie, potenzialità, sorprese e anche di fragilità che vanno conosciute, osservate e accompagnate con cura, studio, responsabilità e attesa.
Sono portatori di speciali e inalienabili diritti, codificati internazionalmente, che la scuola per prima è chiamata a rispettare.
I bambini giungono alla scuola dell’infanzia con una storia: in famiglia, al nido d’ infanzia o alla sezione primavera hanno imparato a muoversi e ad entrare in contatto con gli altri con livelli crescenti, ma ancora incerti, di autonomia; hanno sperimentato le prime e più importanti relazioni; hanno vissuto emozioni ed interpretato ruoli attraverso il gioco e la parola; hanno intuito i tratti fondamentali della loro cultura, hanno iniziato a porsi domande di senso sul mondo e la vita.
Ogni bambino è, in sé, diverso ed unico e riflette anche la diversità degli ambienti di provenienza che oggi conoscono una straordinaria differenziazione di modelli antropologici ed educativi, che comprendono famiglie equilibrate e ricche di proposte educative accanto ad altre più fragili e precarie; una presenza genitoriale sicura ma anche situazioni diverse di assenza; il rispetto per chi è bambino insieme al rischio della frettolosità e del precoce coinvolgimento nelle dinamiche della vita adulta.
I bambini sono alla ricerca di legami affettivi e di punti di riferimento, di conferme e di serenità e, al contempo, di nuovi stimoli emotivi, sociali, culturali, di ritualità, ripetizioni, narrazioni, scoperte.
La scuola dell’infanzia si presenta come un ambiente protettivo, capace di accogliere le diversità e di promuovere le potenzialità di tutti i bambini, che fra i due e mezzo e i sei anni esprimono una grande ricchezza di bisogni ed emozioni, che sono pronti ad incontrare e sperimentare nuovi linguaggi, che pongono a se stessi, ai coetanei e agli adulti domande impegnative e inattese, che osservano e interrogano la natura, che elaborano le prime ipotesi sulle cose, sugli eventi, sul corpo, sulle relazioni, sulla lingua, sui diversi sistemi simbolici e sui media, dei quali spesso già fruiscono non soltanto e non sempre in modo passivo; e sull’esistenza di altri punti di vista.
La scuola dell’infanzia riconosce questa pluralità di elementi che creano tante possibilità di crescita, emotiva e cognitiva insieme, per far evolvere le potenzialità di tutti e di ciascuno, creare la disponibilità nei bambini a fidarsi e ad essere accompagnati, nell’avventura della conoscenza.
La scuola promuove lo star bene e un sereno apprendimento attraverso la cura degli ambienti, la predisposizione degli spazi educativi, la conduzione attenta dell’intera giornata scolastica.
I bambini hanno bisogno di aprirsi al mondo.
A scuola si fanno apprendimenti di vario tipo che difficilmente si possono fare in famiglia. La famiglia anche la più perfetta non può bastare da sola alla loro formazione, sia intellettuale che sociale.
Se a casa ci sono “i simili a sé” a scuola si trovano i “diversi da sé” per abitudini, linguaggio, stili di vita, provenienza, religione.
E’ bene che i bambini imparino a relazionarsi con persone diverse dai familiari e a conoscere le regole del vivere in comunità, che non coincidono in tutto e per tutto con quelle familiari.
Famiglia e scuola devono trovare punti di convergenza e collaborare per il bene dei bambini.
Queste mie riflessioni sono dettate da diverse analisi affrontate nei corsi d’aggiornamento che riguardano l’infanzia, con le sue evoluzioni rispetto al passato, le sue criticità, i punti di forza e di debolezza di chi interagisce con questa fascia di individui.
Sicuramente l’esperienza fatta in questa mia giovane carriera, mi ha portato a vedere sempre più spesso, bambini fagocitati dalla società, che perdono l’innocenza, lo stupore, la meraviglia, la voglia di scoprire, di conoscere, di toccare la vita.
Ma allo stesso tempo, ho la speranza, la fiducia, l’entusiasmo che mi portano a credere che i bambini preferiscano ancora sporcarsi le mani, piuttosto che nascondersi dietro lo schermo di un pc, litigare con un amico, piuttosto di giocare da soli, correre su un prato piuttosto che farlo virtualmente con un videogioco.
Spero soprattutto che i bambini abbian voglia di diventare adulti, magari imperfetti, magari non potenti, ma  adulti che non si son dimenticati, che anche loro, molto tempo fa, son stati bambini.


mercoledì 20 agosto 2014

CONSIGLI IN PILLOLE



“Consigli in pillole”






 per l’ inserimento del bambino  nella  scuola


Che significato ha l’inserimento nella scuola?

L’ingresso alla scuola materna è un momento particolarmente delicato ed importante nel processo di individuazione personale di ogni bambino.
Dal rapporto di attaccamento alla madre e di stretta relazione con i familiari, il bambino viene a trovarsi solo in un nuovo contesto ambientale e sociale in cui diventa un individuo autonomo capace di stabilire relazioni con altri individui, coetanei ed adulti, non appartenenti alla famiglia.
A che età si può ipotizzare l’inserimento nella scuola ?

Si può considerare favorevole l’uscita dalla famiglia verso i trenta mesi.
è questo il periodo in cui le funzioni dell’Io:
  •        linguaggio,
  •        comprensione del contesto,
  •        autonomia degli sfinteri
lo consentono, ma sempre con una certa variabilità individuale.
Come rendere l’inserimento il meno traumatico possibile?
È fondamentale che in questo passaggio il bambino sia sostenuto dai genitori e dall’ambiente affinché l’inserimento avvenga nel modo più sereno e armonioso possibile e si realizzi così un momento di crescita per il bambino e, indirettamente, per la famiglia.
Come comportarsi dal punto di vista pratico?
È importante che nell’inserimento si rispettino i tempi e le modalità proprie di ogni bambino, adattandosi alle sue necessità in maniera elastica.
Il primo giorno, si consiglia di accompagnare il bambino in aula e di restare con lui tutto il tempo necessario.
Almeno uno dei genitori o (se questi mancano) una eventuale figura sostitutiva di riferimento potrà presentargli l’insegnante e il nuovo l’ambiente, parlando al bambino con semplicità e chiarezza e spiegandogli ogni cosa.
È importante anche affiancare il bambino nell’incontro con gli altri bambini, nell’esplorazione dell’ambiente, dei giochi e del materiale didattico.
 Il bambino va rassicurato sulla capacità dell’ambiente e dell’insegnante di prendersi cura di lui e dei suoi bisogni (mangiare, bere, evacuare, riposarsi, ecc.).  
L’insegnante illustrerà ogni giorno il programma delle attività programmate, per rendere l’ambiente prevedibile e rassicurante.
È utile che il bambino disponga di un piccolo spazio-contenitore solo suo (armadietto o altro) dove riporre le sue cose e averne unico accesso.
L’abbigliamento deve essere semplice e comodo. Fornitegli un cambio di biancheria e pantaloncini per eventuali “incidenti”.
Se lo desidera in questo primo periodo fategli portare un suo oggetto da casa che però sarà bene conservare nello zaino o nell’armadietto.

Come comportarsi nei giorni successivi?

Le insegnanti  concorderanno con i genitori il momento in cui l’accompagnatore potrà lasciare l’aula. Questo momento varia a seconda delle necessità di ogni bambino.
Ricordiamo ai genitori che spesso nella nostra cultura si tende a sottovalutare la capacità del bambino di poter “stare da solo” e che le angosce di separazione che i bambini presentano possono essere rinforzate da un atteggiamento insicuro ed angosciato dei genitori stessi.
Raccomandiamo di affidarsi all’esperienza degli insegnanti e di infondere al bambino la fiducia che lui è in grado di affrontare la situazione nuova in cui si trova.
Ricordiamo ai genitori che avvertire tale passaggio come un reale fattore di crescita del bambino lo aiuta indirettamente a far proprio questo vissuto, a sentirsi e diventare grande.